VERITÀ NASCOSTE – Epilogo

Mikaela

Due settimane dopo

 

«Miki, sei stata spettacolare!» La voce di Nick mi raggiunge alle spalle, mi volto e lo vedo arrivare con Michelle per mano, entrambi elegantissimi. «Non avevo dubbi che avresti fatto un ottimo lavoro.»

«Grazie» gli sorrido, mentre loro mi raggiungono e lui mi abbraccia, baciandomi sulle guance.

«Grazie a te» mi mormora con un sorriso.

«Mia cara» mi dice Michelle sostituendosi al marito e abbracciandomi stretta «sono felice di rivederti, da quando siamo tornati dal viaggio di nozze non abbiamo ancora avuto occasione di parlare, io e te.»

«Sì, io ero molto presa dall’organizzazione della serata, scusami» le dico con una smorfia. «Avrei voluto accettare il tuo invito a pranzo, l’altro ieri, ma davvero non potevo.»

«Non preoccuparti, ti capisco» ammicca lei con un sorriso. «Anche perché Nick mi ha già detto, so tutte le novità… immagino tu sia molto impegnata.»

Sorrido, perché so a cosa si riferisce.

Io e Steve siamo sulla bocca di tutti, i giornali hanno scavato a fondo sulla vicenda di John e della mia famiglia. È emerso tutto il mio passato e soprattutto è emersa la mia relazione con Steve.

«Sì, diciamo che sono state due settimane piuttosto intense.» Scuoto la testa, ed entrambe ridiamo.

«Tuo figlio?» mi domanda lei.

«Lucas stasera è dalla sorella di Steve» le rispondo subito. «L’ho chiamata poco fa, lo aveva già messo a letto. Si trova bene con i suoi due figli, è sereno, finalmente.»

Lei mi fa un largo sorriso. «Sono felice, sai? Conosco Steve da tanto e si meritava tutto questo.»

«Cosa, per la precisione?» la domando imbarazzata.

«Oh, a me non la racconti!» esclama lei. «L’ho osservato al convegno che si è appena concluso, è salito su quel palco, ha fatto un ottimo discorso. Fiero, elegante. Forte.»

Aggrotto la fronte.

Avrei voluto andare anch’io e ascoltarlo, ma gli impegni a casa di Nick non me lo permettevano. Questo non è un rinfresco, ma una cena di gala e ho dovuto alternare il catering al suo personale, è stato impegnativo. Sappiamo entrambi che purtroppo i nostri lavori implicano anche questo.

«Mi dispiace non essere venuta» le spiego rammaricata. «Ma non potevo assentarmi, questa sera ci sono personalità importanti e volevo avere la certezza che tutto sarebbe filato liscio.»

«Ti capisco, non preoccuparti» mi dice lei comprensiva, piegando appena la testa di lato. Mi posa una mano su un avambraccio, mi fa un sorriso caldo. «E anche lui sono convinta che lo sappia. Ma ti assicuro che la luce negli occhi che gli ho visto stasera mentre parlavamo… credo di non averlo mai visto così.»

Sorrido imbarazzata, alzo lo sguardo ed eccolo proprio lì, nel suo abito scuro e cravatta bordeaux.

La sua presenza statuaria riempie l’ingresso, i suoi occhi mi cercano impazienti, dopo solo pochi istanti mi trovano e si illuminano.

Osserva il mio abito, dello stesso colore della sua cravatta, lungo fino ai piedi. Mi fa un sorriso sornione, perché come me ha ricordato quando mi ha aiutato a indossarlo, questa sera prima di uscire.

O meglio: a indossarlo, toglierlo, e a indossarlo di nuovo.

Scuoto la testa mentre lui si avvicina, Michelle si allontana e gli lascia spazio.

Ed è un attimo: il suo odore mi riempie le narici, la sua pelle mi riscalda il cuore, la sua voce mi accende dentro.

«Ciao amore.» Mi prende tra le braccia e mi posa un bacio su una tempia, mi accarezza la schiena nuda e corre con le dita al laccio dietro la nuca, che sostiene l’abito. Lo accarezza piano, e io non posso non ricordare quando con un semplice gesto, solo poche ore fa, me l’ha sganciato.

Mi mordo il labbro, per trattenere il desiderio bruciante che mi scatena il tocco di quest’uomo. «Ciao», gli mormoro. «Tutto bene al congresso?»

«Sì, tutto bene.» Mi sorride, poi si guarda intorno. Ammira i tavoli ben apparecchiati, le tovaglie rosse e i coprimacchia bianchi, le rose bianche e rosse nei vasi. «Complimenti tesoro, hai fatto un ottimo lavoro. Come sempre.»

Osservo il salone arredato con classe e non troppo appariscente. Ho scelto il bianco e il rosso perché sono i colori della bandiera di Washington, stasera ci saranno molte personalità importanti, tra cui il governatore.

«Ehi, boss.» Una voce maschile interrompe i miei pensieri. Mi volto a guardarlo, è Greg, il sostituto procuratore. È un ragazzo bellissimo e molto in gamba, ma con una faccia da schiaffi che mi fa quasi scoppiare a ridere ogni volta che lo vedo.

«Che c’è?» gli domanda Steve.

«Il nostro tavolo?» domanda curioso mentre si aggiusta il nodo della cravatta.

Si vede lontano un miglio che non è a suo agio con gli abiti eleganti.

«È il secondo a sinistra, lì» gli indico io. Lui mi guarda e mi ringrazia, con un sorriso sornione.

«Grazie, Mikaela» mi dice soltanto e si allontana con il suo socio, Clark.

Lui è più schivo, ma nonostante questo mi rivolge un gesto di saluto, con la testa.

Li osservo sedersi al tavolo, mentre altri invitati iniziano ad arrivare. Nick e Michelle ci hanno lasciati soli, si sono diretti all’ingresso e stanno accogliendo le persone.

«Andiamo a sederci anche noi?» mi mormora Steve.

«Tu vai pure, io controllo che le cose in cucina stiano andando bene, d’accordo?»

«Va bene.» Si china verso di me, mi posa un leggero bacio sulle labbra. «Non tardare troppo. Ti aspetto.»

«Arrivo subito, promesso.»

Mi accarezza appena la schiena, si allontana da me, e io lo osservo, con il suo passo sicuro e il suo corpo possente, avvicinarsi al nostro tavolo.

Mai prima d’ora mi sono sentita così protetta e al sicuro al fianco di un uomo.

Mai prima d’ora ho amato in questo modo.

Steve

«Boss, stai sereno.» Greg se la ride, mentre sorseggia il vino bianco fresco che gli hanno appena versato. Mi guarda sornione, fa una leggera smorfia e spalanca gli occhi. «Ha detto che torna, Mikaela, vero?»

«Certo che torna» gli rispondo io divertito.

«Lo spero per te» commenta lui. «Anche se confesso che ti preferivo prima, sai?»

«Quando?»

«Lo sai» commenta lui con una voce carica di sottintesi. «Da quando ti sei fidanzato non sei più lo stesso.»

«Cosa vorresti dire?» gli domando curioso.

«Sei meno divertente» mi risponde lui. «Prima quando ti prendevo per il culo ti incazzavi, ora mi rispondi a tono. Non c’è più gusto.»

Rido, pensando a che razza di bastardo sia. «A proposito di persone incazzate, Clark dov’è finito?»

«Non so, ha detto che si allontanava un attimo, non ho idea di dove si sia cacciato.» Si guarda intorno, curioso. «Quando tu eri a Detroit è successa una cosa che vorrei tanto raccontarti, ma gli ho promesso di non dirlo a nessuno.»

«Tu che mantieni un segreto?» gli chiedo stupito. «Ma fammi il favore, non ci credo nemmeno se ti metti a pregare.»

Ride.

So che muore dalla voglia di dirmelo.

«Boss, ti sembrerà impossibile, ma stavolta non posso proprio.» Si muove sulla sedia, nervoso. «Ma sappi che a causa di questo mi sto divertendo un mondo con lui negli ultimi giorni.»

«Uhm» mugugno io divertito. «Deduco che ci sia di mezzo una donna.»

«Eccome se c’è di mezzo una donna, e che donna!» esclama. Un sorriso sadico gli piega le labbra. «Questa volta il nostro Clark ha preso una di quelle botte che non si scordano, te l’assicuro. In tutti i sensi.»

«Di cosa state parlando?» La voce di Miki mi fa trasalire.

«Ah, di Clark e della tizia che ha conosciuto mentre voi eravate a Detroit» le spiega Greg con sufficienza, prima di bere un altro sorso di vino.

«Ma davvero?» lei mi guarda curiosa.

«Non so nulla, tesoro» le spiego guardandola negli occhi. «So solo che è un argomento top secret

«Addirittura?» lei inarca un sopracciglio, ancora più curiosa.

«Purtroppo sì» commenta lui di rimando.

Noto che intorno a noi stanno tutti prendendo posto ormai e anche Nick e Michelle si avvicinano al nostro tavolo, per sedersi con noi.

«Siamo pronti, Miki?» le domanda Nick mentre sposta la sedia di Michelle, che si siede di fianco a lei.

«Prontissimi, stanno per iniziare a servire» annuisce lei.

«Ottimo» dice lui compiaciuto mentre si siede.

Mi guardo intorno e non posso fare a meno di notare la sedia di Clark ancora vuota, guardo Greg che scuote la testa.

Iniziano a servire le pietanze e dopo pochi istanti vedo il mio assistente arrivare al nostro tavolo e sedersi al suo posto, tra Greg e Nick. E ha un’espressione sul volto che non mi piace affatto.

«Che succede?» gli domando piano. Osservo Nick e Michelle, stanno parlando con Miki e al momento non sono interessati a noi. «Hai visto un fantasma?»

«Peggio» mi risponde lui con lo sguardo sconvolto.

«Sarebbe?» Greg inizia a preoccuparsi anche lui, si guarda intorno curioso.

«Stronzo, non guardare adesso!» gli sibila l’altro stizzito.

«Va bene, non guardo! Ma che succede, insomma, parla!» gli intima lui deciso.

«Che cazzo di situazione, non posso crederci» mugugna Clark mentre scuote la testa. «Voltati piano. Due tavoli oltre il nostro c’è una tizia con un abito bianco, seduta a un tavolo.»

Greg si volta con indifferenza, io faccio lo stesso.

La noto subito: è una donna stupenda, con una bellezza particolare ed esotica.

«E quindi?» gli chiede lui.

«E quindi… indovina chi è» gli risponde Clark.

Greg diventa serio di colpo. Leggo sul suo volto la mente che ragiona, i pensieri che con ogni probabilità si collegano. Si volta di nuovo, poi guarda Clark. Poi si volta ancora.

Credo riguardi quello che è successo qui quando io non c’ero, e dall’espressione di Clark mi preoccupo ancora di più.

Ma inaspettatamente, Greg, inizia a ridere.

Ride come un pazzo, cerca di trattenersi, ma non riesce.

«Cazzo non posso crederci» commenta tra una risata e l’altra.

Miki, Nick e Michelle smettono di parlare e lo guardano incuriositi, io non ci sto capendo nulla, ma noto che a ogni risata di Greg il volto di Clark diventa sempre più nero.

«Sei un bastardo, smettila di ridere!»

«Non ci riesco, amico» mugugna lui. «Cazzo, stavolta sei proprio nella merda!» E ride ancora e ancora, senza riuscire a fermarsi.

«Steve, che succede?» mi domanda Miki preoccupata, anche se noto che a stento trattiene una risata.

«Niente, tesoro,» le rispondo io e scuoto la testa, «lasciali stare quei due.»

Lei sorride, poi mi guarda negli occhi. «Senti, mi dispiace di non essere venuta stasera per ascoltare il tuo discorso.»

«Lo so, amore» le rispondo io e le accarezzo con delicatezza una guancia. «Eri impegnata qui ed era giusto così.»

«Com’è andata?»

«Bene» annuisco io.

Miki ha imparato a conoscermi, sa che non amo lo sfarzo e le serate come questa, e so che avrebbe voluto essere al mio fianco anche per questo motivo.

Ma da quando l’ho conosciuta sto affrontando la vita in modo diverso. La sua forza e indipendenza le sta infondendo anche a me, la sua dolcezza mi abbraccia in ogni singolo istante.

«Sicuro?» mi domanda titubante.

«Mai stato più sicuro in vita mia» le mormoro con un sorriso.

Le stringo la mano sul tavolo, lei mi guarda con dolcezza.

Siamo uniti, affronteremo tutto insieme.

Senza più ombre, senza più verità nascoste.

Siamo finalmente noi.

Fine

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Questo racconto è di proprietà di Samy P., è protetto da copyright e ogni riproduzione dell’opera, parziale o integrale, è vietata. È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti, in qualsiasi forma, non autorizzata espressamente dall’autrice. Tutti i diritti sono riservati ©. L. 633/1941. Questo racconto è un’opera di fantasia di Samy P. Ogni riferimento a persone reali esistenti o esistite, fatti, luoghi o avvenimenti è del tutto casuale ed è frutto dell’immaginazione dell’autrice che ne ha fatto uso al solo scopo di dare maggiore veridicità alla storia.

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