VERITÀ NASCOSTE – Capitolo 9

Steve

Il pomeriggio seguente mi trovo a passeggiare nervoso davanti all’ingresso di Starbucks, mentre con la coda dell’occhio osservo l’imponente edificio dove si trova il Dipartimento di Stato.

E mi ritrovo anche a imprecare, per averle creduto di nuovo.

Guardo l’orologio, impaziente.

È in ritardo di venti stramaledetti minuti e non posso fare a meno di chiedermi che ci faccio ancora qui. È chiaro ormai che non verrà, è probabile che sia scesa in parcheggio e sia andata a casa, senza che io nemmeno la vedessi. E a questo punto io non posso fare altro che andarmene e basta, provando a mettere una pietra sopra a lei e a quella dannata notte.

Sbuffo sonoramente e mi metto le mani in tasca, alzo lo sguardo verso il cielo terso, che si sta illuminando di rosso a causa della sera che si avvicina.

Accidenti a me e a quando ho posato gli occhi su di lei. Non mi era bastata Roxy, certo che no! Dovevo soffrire ancora, e per giunta con una donna che con ogni probabilità è sposata come lo era lei.

Scuoto la testa, mi volto per andarmene e quando muovo il primo passo sul marciapiede in cemento mi fermo subito.

Eccola.

Sta camminando verso di me, veloce. È lontana, ma il suo modo di camminare e di muoversi è inconfondibile, per me.

La osservo nel suo elegante tailleur scuro, che le modella il corpo. Le gambe snelle si muovono in fretta, con passi veloci, i suoi piedi sono infilati in un paio di scarpe scure, con il tacco vertiginoso.

Il mio corpo, traditore, risponde a quella visione celestiale.

In realtà, una visione più diabolica che celestiale.

Serro i denti, stizzito. Possibile che dopo tutto quello che mi ha combinato mi attragga ancora in questo modo? È assurdo.

Mi raggiunge, la guardo in viso. Ha le gote arrossate, il volto è segnato dalla giornata. Ha raccolto i capelli in uno chignon tirato, dietro la nuca.

Ed è sexy da impazzire.

«Ciao, Steve. Scusa il ritardo, un piccolo problema in ufficio» si giustifica.

«Stavo per andarmene, sai?» le sibilo stizzito. Non voglio che pensi che qualsiasi cosa mi chieda lei io sia a sua disposizione.

«E avresti avuto ragione ad andartene.» Mi fa un sorriso tirato. «Ma ti ringrazio per non averlo fatto.»

«Prego.»

Annuisce appena. «Hai tempo per un caffè?»

Sospiro, che domanda del cazzo. L’ho aspettata per venti minuti e ora mi chiede se ho tempo per un caffè, figuriamoci. Davvero una bella faccia tosta.

La guardo negli occhi e trovo quello che mi ha stregato, quella passione, quella sensualità che mi ha fatto dimenticare il dolore che ho provato per Roxy. Deglutisco e mi volto, allungo la mano e afferro la maniglia della porta del locale, la apro con forza.

Sospiro. «Certo che ce l’ho. Entriamo.»

Annuisce di nuovo, e per un attimo ho come l’impressione che ne sia spaventata. Entra con passo spedito all’interno, la seguo anch’io e ordiniamo due caffè da asporto, che ci vengono serviti in pochi istanti.

Insisto per pagare entrambi ed usciamo subito, avviandoci lungo il marciapiede che costeggia il parco.

«Grazie di essere venuto, Steve.»

«Mi hai già ringraziato, Mikaela.» Bevo un sorso di caffè, lei si volta a guardarmi. «Ora voglio delle spiegazioni.»

Sospira, rassegnata. «Già, so che le vuoi. Ma non ti piaceranno, e questo mi rammarica molto, credimi. Ma era giusto dartele di persona.»

Un brivido gelido mi attraversa la schiena, ma io cerco di ignorarlo.

Sono venuto qui per ascoltarla fino in fondo, senza pregiudizi, e lo farò.

Alla fine, prenderò la mia decisione, certo. Ma solo alla fine. «Questo lascialo decidere a me, Mikaela. Ho una testa in grado di pensare da sola e difficilmente giudico gli altri.»

«Non ti piaceranno, fidati.» La sua voce è incrinata, si ferma di colpo.

Mi fermo anch’io e mi volto a guardarla. Credo sia il momento di sapere, ormai. «Sei sposata?» le chiedo a bruciapelo. «Non hai risposto a questa domanda, ieri, e credo di averne il diritto, ora. Non credi?»

Deglutisce, nervosa.

E non mi piace.

Inspira profondamente e me lo dice così, senza troppi preamboli. «Sì, Steve. Sono sposata.»

Non ne sono stupito, forse in fondo dentro di me lo sapevo già.

Mi scappa un sorriso ironico. «Devo avere la calamita per le donne non disponibili, è evidente.»

«Mi dispiace.»

«Non hai altro da dire?» le chiedo con sgomento. Mi aspettavo almeno che mi dicesse che con il marito non funzionava, che…

«Che vuoi che ti dica, Steve?» Scuote la testa, amareggiata. «Tu mi piaci molto, e fare l’amore con te è stato bellissimo, ma…»

«Ma tu sei una donna da una notte e via, vero?»

«Sì. Non potrà più accadere nulla del genere tra di noi, Steve. Devi dimenticare quello che è successo come sto cercando di fare io.»

Inarco un sopracciglio. «Come stai cercando di fare tu, Mikaela? Non mi importa cosa stai cercando di fare tu, io so solo che non voglio provare a dimenticarti, perché io non posso dimenticarti!» Mi avvicino a lei, la prendo per un braccio. «Non chiedermi una cosa del genere, non farlo.»

«E tu non rendere le cose ancora più difficili di quello che sono, ti prego.» Scuote la testa, amareggiata. «Non abbiamo un futuro, non possiamo andare avanti, non posso…»

«E mi hai fatto venire qui oggi per dirmi solo questo?» le sibilo furioso. Stringo gli occhi a fessura, la studio con attenzione in viso. «E lui dov’è, dimmi? Dove cazzo è tuo marito?»

«È via per lavoro… lui viaggia molto…» trema, mentre la guardo carico di rabbia, di passione e di desiderio.

Averla di nuovo così vicina a me, poterla toccare, sentire il suo profumo e vedere la sua bocca così vicina alla mia mi fa impazzire di rabbia. Non posso nemmeno pensare che un altro possa toccarla.

La attiro a me, le lascio il braccio e la prendo per la vita. Mi guarda smarrita, si bagna le labbra con la punta della lingua, quel gesto mi fa esplodere l’uccello nei pantaloni. La stringo ancora di più, voglio che lo senta, voglio che capisca che effetto mi fa. 

«Non so come faccia lui a starti così lontano. Se tu fossi mia moglie io non lo farei, te l’assicuro.»

«Steve, ti prego…» il suo alito caldo mi solletica le labbra, non resisto.

Premo le mie sulle sue, con la lingua mi apro subito un varco e le invado la bocca con possesso, con fame di averla per me.

Solo per me.

La divoro, la bacio con passione, incurante delle persone che ci passano accanto e che potrebbero vederci.

La verità è che forse, dentro di me, voglio proprio che ci vedano.

Voglio portargliela via, voglio essere io a svegliarmi al suo fianco ogni mattina.

Non lui.

Mi stacco per respirare, apro gli occhi e incontro i suoi, lucidi di passione. Ha il respiro corto, la bocca arrossata e umida per i miei baci. La stringo a me con il braccio libero, la sento abbandonarsi contro il mio torace.

È chiaro che mi desidera, che mi vuole. Cosa diavolo può essere che la frena in questo modo?

All’improvviso un pensiero angosciante si impossessa della mia mente. Sgrano gli occhi sgomento, la allontano da me e la guardo in viso, mentre le pongo la domanda per la quale, in cuor mio, ho già una risposta.

«Miki, guardami.»

Lei alza lo sguardo, e nei suoi profondi occhi scuri vedo lacrime. Tante lacrime.

«Devo chiedertelo, per forza. Anche se so che questo cambierà tutto.»

Lei annuisce, piano. Forse ha già capito.

«Hai figli?»

Chiude gli occhi, una lacrima le scende sulla guancia. Passa un momento che mi sembra eterno, durante il quale cerco di capire cosa le stia passando per la testa. Quando li riapre il suo sguardo è di una durezza senza precedenti, come se lei si fosse trasformata in un’altra persona.

«Lasciami perdere, Steve. È meglio» mormora in tono glaciale. Si divincola da me, si allontana di un passo. «Prova a dimenticarmi, per favore. Come sto facendo io.»

Mi volta le spalle e se ne va, senza dire nulla, senza più voltarsi.

E facendomi sprofondare in un baratro che già conosco, e dal quale questa volta sarà davvero dura risalire.

Mikaela

Cammino veloce, mi metto una mano davanti alla bocca per non scoppiare in un pianto a dirotto.

Getto il caffè che non ho nemmeno bevuto nel primo cestino che incontro, mi affretto verso il parcheggio del Dipartimento e in pochi minuti lo raggiungo.

Ma perché ho dovuto incontrarlo proprio ora?

Perché mi è capitato quest’uomo meraviglioso in questo maledetto momento, il più difficile della mia vita? Perché non posso afferrare quello che mi sta offrendo, perché non posso donargli il mio cuore e guardare avanti, come ogni donna ha il diritto di fare?

Perché?

Mi appoggio alla mia auto trafelata, con una mano.

Una lacrima mi scivola di nuovo su una guancia, con un gesto di stizza la cancello con le dita.

La voce profonda dell’uomo che mi arriva alle spalle mi fa sobbalzare.

«Stronzate» ringhia.

Non riesco a trattenere un grido di paura e con una mano mi copro la bocca, mentre mi volto a guardarlo. I suoi occhi azzurri mi scavano dentro, la sua imponente mole si avvicina a me, ma non ho paura.

Lui non mi fa paura, non me ne ha mai fatta.

«Steve…» riesco solo a mormorargli.

«Sono tutte stronzate, Mikaela. Non ci credo che vuoi dimenticarmi, non credo a una parola di quello che hai detto su noi due. Chiaro?» si avvicina ancora, mi prende il volto con una mano. Stringe, per costringermi a guardarlo negli occhi, ma non mi fa male. «So cosa provi per me perché è la stessa cosa che provo io e non ho intenzione di lasciarti andare. Non più.»

«Non sai quello che dici, Steve.» Mi divincolo, riesco a sfuggire alla sua presa. «Vattene via.»

«Invece lo so eccome.» Sorride, accattivante. «So benissimo quello che dico e credimi, non mi allontanerai più da te. Mai più. Puoi tentarle tutte, puoi ferirmi, ma io non rinuncio a te. Non ci rinuncerò mai.»

«Basta!» gli grido, esausta. Lo guardo negli occhi, decisa. «Ho detto che devi andartene, devi lasciarmi stare e dimenticare cos’è successo tra di noi, hai capito?»

«No!» sbotta lui di rimando. Mi prende un polso, mi attira a sé e il mio corpo combatte con tutto se stesso, per non cedere alla miriade di emozioni che mi scatena la sua vicinanza. «Non ho nessuna intenzione di lasciar perdere, e lo sai perché, Mikaela.»

«Non mi interessa» lo sfido con lo sguardo truce. La mia pelle si incendia al contatto con la sua ed è davvero dilaniante ignorare quello che provo. Ma non posso cedere, non posso.

«Non ti credo» mi dice lui e scuote la testa, con un sorriso ironico. «Vai a raccontarlo a qualcun altro, forse ti crederà, ma non io. So come siamo stati insieme, so cosa ho provato con te e so benissimo cosa sto provando ora. Sono le stesse cose che provi tu e non possiamo ignorarle.»

So che ha ragione, lo so dannatamente. «No, no…» mi ostino a mormorare. Scuoto la testa, cerco di sfuggire alla sua presa salda.

«Quello che c’è stato tra noi è stato unico, e tu lo sai meglio di me. Non intendo rinunciare ad averti, lotterò con tutto me stesso perché avvenga e tu devi arrenderti, Miki. Sai di essere mia come io so di essere tuo e ti prego… basta lottare.»

Le sue parole mi ricoprono il cuore d’amore e non posso fare altro che arrendermi a lui. Provo ancora a sfuggirgli per un’ultima volta, cerco con le ultime forze che mi sono rimaste di allontanare il mio corpo dal suo, di mettere quella distanza che potrebbe darmi la forza di andar via da qui.

Ma più lotto più le forze mi cedono, più alzo lo sguardo sul suo viso più mi perdo nei suoi occhi. Mi guarda dentro, mi legge nell’anima, mi possiede nel corpo e nella mente, solo con il suo sguardo.

E io cedo, alla fine.

Perché sono disarmata, sono battuta, sono in tutto e per tutto sua, ormai.

Avvicina il suo volto al mio, il suo alito caldo mi solletica le labbra. «Andiamo a casa mia, ti prego. Voglio averti ancora, Miki, non ci dormo la notte.» Mi sfiora la bocca con la sua, chiude gli occhi e la muove piano, lento. Mi sfugge un gemito. «Ti prego…»

«Oddio…» riesco solo a dirgli.

«Vieni via con me, Miki» mi sussurra «ti voglio nel mio letto, ti voglio nella mia vita.»

Inebriata dalla sua pelle, dalle sue labbra e dal suo odore che mi riempie le narici anche l’ultima barriera di difesa che mi ero costruita crolla definitivamente e non posso che dirgli l’unica parola che ha davvero senso ora: «Sì.»

Lui apre gli occhi e la sua bocca si piega in un sorriso estasiato, trionfante. «Andiamo, vieni.» Mi prende per un polso e mi trascina via, fuori dal parcheggio.

«Steve, la mia auto… aspetta!»

«Non ci penso nemmeno» mi dice divertito mentre mi prende per la vita e mi attira a sé. «Non salirai sulla tua auto, non voglio darti l’opportunità di fuggire di nuovo. Ti ho strappato un sì e non intendo certo farmi sfuggire questa occasione, Miki.»

«E come faccio a…»

«Ti riaccompagnerò io più tardi, tranquilla.» Si china verso di me e mi prende il viso, mi posa un bacio a stampo sulle labbra. «Ora non pensare più a niente, per favore. Non stasera.»

Annuisco, estasiata da quest’uomo e dal suo entusiasmo per quello che ci attende. Mi desidera, vuole me e io era tanto di quel tempo che non mi sentivo così. Così felice, così appagata, così… innamorata?

Mi rabbuio all’improvviso, a quel pensiero. Non può essere vero.

Non posso essermi innamorata di lui, non in questo momento e non così in fretta…

Mi fermo, lui se ne accorge. Si volta verso di me, mi stringe ancora di più a lui. «Miki» mi sussurra mentre mi posa un bacio su una tempia. «Non pensare, non stasera. Per favore. Se non vuoi farlo per me fallo per te stessa, ok?»

Alzo lo sguardo e vedo la sua auto, davanti a noi. Mi rifletto nei vetri oscurati e di colpo mi torna alla mente l’immagine di quella notte, al party a casa di Nick. Lo specchietto che mi ha regalato, gli avvenimenti che si sono verificati dopo.

La notte passata con lui.

Mi volto a guardarlo. «Andiamo.»

Lui sorride, apre la portiera e mi fa salire, la richiude e fa il giro della macchina, sale subito a bordo. Parte immediatamente e mentre sfrecciamo nel traffico, sotto le note di More than words degli Extreme che mi riscaldano in un morbido e caldo abbraccio, ripenso di nuovo a quella sera. Mi guardo intorno e mi immagino lui e i suoi due soci assistere al mio spettacolino, tutti e tre insieme.

Trattengo a stento una risata.

«Posso sapere cosa ti diverte?» mi chiede lui curioso, mentre rimane concentrato alla guida.

«È che ripensavo alla sera del party, a casa di Nick.»

«Uhm.» Il suo volto si piega in una smorfia irritata.

«Cosa è successo qui dentro mentre io ero impegnata nel mio spettacolino privato?» gli chiedo curiosa, iniziando a ridere.

«Lascia stare.» Lui scuote la testa, ride di gusto. «Meglio non chiedere, Miki.»

«Oh, immagino! Tre uomini che vedono una donna specchiarsi e poi… oh mio Dio!» esclamo, al ricordo di quando mi sono sistemata la scollatura. «Avete visto… tutto!»

«Certo che abbiamo visto e non ti dirò mai cosa hanno commentato quei due sciagurati.»

«Sciagurati?» scoppio a ridere, di gusto.

«Ho cercato di essere gentile, per quello ho usato quel termine.» Si volta a guardarmi, serio. «Sono tremendi quei due, te l’assicuro. Ma li ho sistemati, ora. Sanno che devono stare zitti e rimanere al loro posto, quando si tratta di te.»

«Quindi sanno quello che è accaduto tra di noi?» gli chiedo curiosa. Non so se mi piace il fatto che lui ha parlato di me con loro.

«Sanno che c’è qualcosa, certo, ma nulla di più. Anche perché la mattina dopo che io e te abbiamo fatto l’amore, ecco… io non ero proprio di buonumore.»

Serro le labbra, al pensiero di averlo fatto soffrire. Non lo meritava.

«Ma non sanno altro, Mikaela. A me non piace condividere, soprattutto quello che provo per le persone che… a cui tengo, diciamo.»

Gli faccio un sorriso e con tenerezza gli accarezzo una guancia, solletico la sua corta barba sul mento. «Sei un uomo meraviglioso, Steve.»

Lui entra nel parcheggio sotterraneo di quello che deduco sia il palazzo dove abita, con una manovra veloce si ferma con l’auto in un posto riservato.

Spegne il motore e si volta verso di me, inarca un sopracciglio. «Meraviglioso, dici?»

«Sì.»

«Ma davvero?» Mi sorride, accattivante. «Dimostramelo, allora.»

Mi mordo il labbro inferiore e mi slaccio la cintura di sicurezza, mi avvicino a lui e gli prendo il volto tra le mani. Poso le mie labbra sulle sue, lo bacio a lungo invadendogli la bocca con la mia lingua, accarezzo la sua voluttuosa, con lentezza esasperante.

Quando mi stacco da lui abbiamo entrambi il respiro corto.

«Portami in casa tua, Steve. Ti voglio da impazzire e voglio far l’amore con te.»

continua…

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Questo racconto è di proprietà di Samy P., è protetto da copyright e ogni riproduzione dell’opera, parziale o integrale, è vietata. È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti, in qualsiasi forma, non autorizzata espressamente dall’autrice. Tutti i diritti sono riservati ©. L. 633/1941. Questo racconto è un’opera di fantasia di Samy P. Ogni riferimento a persone reali esistenti o esistite, fatti, luoghi o avvenimenti è del tutto casuale ed è frutto dell’immaginazione dell’autrice che ne ha fatto uso al solo scopo di dare maggiore veridicità alla storia.

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